16) Heidegger. Sul nulla.
Heidegger pone al centro della sua riflessione il problema del
nulla e osserva che lo consideriamo sempre come un ente a causa
delle intrinseche esigenze della logica. Ma il nulla  pi
originario del "non" e della "negazione".
M. Heidegger, Vas ist Metaphysik [Che cos' la metafisica], Bonn,
1929, traduzione italiana di F. Volpi, Segnavia, Adelphi, Milano,
1987, pagine 62-64 (vedi manuale pagina 428).
L'elaborazione della domanda relativa al niente deve portarci in
quella situazione dalla quale  possibile scorgere la risposta
oppure l'impossibilit della risposta. Il niente  ammesso, La
scienza, con superiore indifferenza nei suoi confronti, lo
abbandona come ci che non c'.
Noi tuttavia tentiamo di interrogarci a proposito del niente. Che
cos' il niente? Gi al primo contatto la domanda mostra qualcosa
di insolito. Nel porcela, infatti, noi gi all'inizio assumiamo il
niente come qualcosa che  cos e cos, cio lo trattiamo come
un ente. Eppure il niente differisce proprio da esso in modo
assoluto. Domandare del niente, chiedere che cos', e come ,
significa tradurre l'oggetto della domanda nel suo contrario. La
domanda si priva essa stessa del suo oggetto proprio.
Ne consegue che anche ogni risposta a questa domanda  per
principio impossibile, perch inevitabilmente si articola nella
forma secondo cui il niente  questo o quello. Rispetto al
niente, domanda e risposta sono nello stesso modo un controsenso.
Cos, per respingere la questione non  nemmeno necessario
ricorrere alla scienza. La regola fondamentale del pensiero in
generale, cui comunemente ci si richiama, ossia il principio di
non contraddizione, la logica generale, sopprime la questione,
perch il pensiero, che essenzialmente  sempre pensiero di
qualcosa, qui come pensiero del niente, dovrebbe agire contro la
sua propria essenza.
Poich ci  impedito fare, in generale, del niente un oggetto,
siamo gi arrivati alla fine del nostro domandare del niente; ci
partendo dal presupposto che in tale domanda la logica sia
l'istanza suprema, l'intelletto il mezzo e il pensiero la via per
cogliere originariamente il niente e decidere del suo possibile
svelamento.
Ma pu la sovranit della logica essere lesa? Forse che
l'intelletto non  realmente sovrano in questa domanda sul niente?
Eppure  solo col suo aiuto che in generale noi possiamo
determinare l'ente, e porlo come un problema, sia pure esso tale
da consumare se stesso. Infatti, il niente  la negazione della
totalit dell'ente, il puro e semplice non-ente. Ma cos
sussumiamo il niente nella determinazione superiore del negativo e
quindi, cos sembra, di ci che  negato. Ma, secondo
l'insegnamento sovrano e mai intaccato della logica, la
negazione  una specifica operazione dell'intelletto. Come
possiamo dunque, nel porci il problema del niente, anzi
nell'interrogarci circa la possibilit stessa di questo problema,
volere congedare l'intelletto? E d'altra parte  proprio cos
sicuro ci che qui noi presupponiamo? Il non, la negativit e
quindi la negazione rappresentano davvero la determinazione
superiore sotto la quale cade il niente come modo particolare del
negato? C' il niente solo perch c' il non, cio la negazione?
Oppure  vero il contrario, ossia che c' la negazione e il non
solo perch c' il niente? Questo non  ancora stato deciso, anzi,
non  mai stata neppure sollevata esplicitamente la questione. Da
parte nostra affermiamo che il niente  pi originario del non
della negazione.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 279-280.
